Kraft Hotel Firenze · ARTS & CRAFTS

Un Anno di Arte
Benvenuti alla pagina di Arts and Crafts del Kraft Hotel.
I testi sono stati presi dal progetto Mestieri della moda a Firenze tra arte e artigianato.
www.florenceartfashion.com
FONDAZIONE ARTE DELLA SETA "LISIO"
Nel 1971 Fidalma Lisio, divenuta erede di una delle più importanti manifatture italiane di tessuti in seta, fondata dal padre Giuseppe nel 1907, istituì una Fondazione destinata a perpetuare le conoscenze tecniche e le metodologie antiche per la realizzazione di questo esclusivo prodotto. Attraverso lo studio delle testimonianze storiche e delle documentazioni iconografiche sono stati mantenuti vivi i repertori decorativi e le più preziose tecniche di tessitura. Nei suoi locali la Fondazione ospita una biblioteca tematica di grande pregio e una collezione di tessuti antichi, attraverso i quali specialisti del settore sono riusciti a ricostruire le tecniche di fabbricazione di molte stoffe storiche, come i velluti broccati in oro e argento, dagli effetti “alluciolati” bouclé, oltre ad altre lavorazioni tessili laboriose e complicate. Le raccolte grafiche e i campioni qui conservati, che rappresentano tipologie figurative dal Medioevo all’inizio dell’ottocento, ancor oggi servono alla realizzazione di manufatti unici, ottenuti con metodologie non ripetibili sui moderni telai meccanizzati, alcuni dei quali ripetono e interpretano dettagli di celebri opere pittoriche, romano antico come per il lampasso “Pompeiano”, o rinascimentale come per i broccati “Beato Angelico”, “Botticelli” e “Veronese”. Le conoscenze acquisite con la ricerca e la sperimentazione sono anche applicate alla progettazione di tessuti contemporanei e all’impiego di materiali nuovi, frutto delle più avanzate ricerche tecnologiche, favorendo negli ultimi decenni una collaborazione con importanti griffe della moda come Valentino, Versace, Gucci e Fendi. Per quest’ultimo Lisio ha realizzato in esclusiva alcuni tessuti di altissimo pregio per la corsetteria, in particolare per il modello “Baguette”.
GALLERIA D’ARTE MODERNA - PALAZZO PITTI FIRENZE
La Galleria, inaugurata nel 1922 al secondo piano di Palazzo Pitti ,presenta lo svolgersi della pittura e della scultura italiana dal periodo neoclassico ai primi decenni del secolo scorso, con esempi significativi di artisti stranieri,secondo precisi passaggi cronologici e gruppi tematici. L’origine delle collezioni risale al tempo del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena – quando si pensò di creare un museo dedicato alle opere moderne vincitrici dei concorsi accademici –fondo poi arricchito, al tempo dell’unità d’Italia, da numerose altre raccolte qui confluite sia per lascito, importantissimo quello di Diego Martelli del 1897, che per acquisizione. La visita delle sale consente non solo di osservare i molteplici passaggi storici e stilistici di questo complesso periodo culturale, passando per scuole regionali di indiscusso richiamo come quella toscana dei Macchiaioli, ma anche, grazie ad una splendida galleria di ritratti, di focalizzare l’attenzione sull’irripetibile connubio tra carattere e personalità del soggetto congiunti allo stile e alla forma dell’abito indossato, che rimandano la fantasia ai salotti e alle sartorie locali o dei grandi atelier internazionali dei vari periodi. Nei dipinti di artisti come Ary Sheffer, Puccinelli, Miseri, Lega, Fattori, Cecioni, Winterhalter, Carolus, Durian, Zandomeneghi, Boldini, Simi ed Elizabeth Chaplin, è possibile esplorare spaccati di vita diversi e cogliere attraverso gli occhi dell’autore, gesti, atteggiamenti e rituali di intimità domestica o di sofisticata mondanità. Passando da delicate camicie, in mussola di cotone alle sete fruscianti degli abiti da ballo si leggono con evidenza quasi da manuale, le oscillazioni della moda e delle sue fogge; dalle semplici toilette impero, attraverso le fluttuanti crinoline e alle scultoree tournure ottocentesche, fino al recupero di una essenziale linearità decò Oppure, seguire lo stesso personaggio in passaggi diversi dall’esistenza, come accade per Alaide Banti, ritratta giovanissima in azzurro da un meticoloso Michele Gordigiani, poi donna con tratti di spiccata personalità dalla pennellata vivace di Boldini ed infine, in età avanzata , con austero portamento da Oscar Ghiglia.
GALLERIA DEL COSTUME - PALAZZO PITTI FIRENZE
Primo museo statale italiano interamente dedicato allo studio e alla conservazione del costume, dei suoi accessori e del tessuto, la Galleria nasce nel 1983 sotto la direzione di Kirsten Aschengreen Piacenti. La sua prestigiosa sede è la neoclassica Palazzina della Meridiana fatta costruire dal granduca Pietro Leopoldo di Lorena a partire dal 1776, sul lato meridionale di Palazzo Pitti. Ad oggi i depositi conservano una collezione che supera i 6000 manufatti, comprendenti abiti antichi e moderni, accessori, costumi teatrali e cinematografici di grande rilevanza documentaria. Una raccolta unica per la sua importanza, che annovera anche il celebre nucleo mediceo, gruppo tra i più antichi conservati al mondo, costituito dalle vesti funebri di Cosimo I Granduca di Toscana, della moglie Eleonora di Toledo e del figlio Don Garzia, restaurati nei laboratori stessi del museo. Inoltre, danno significativo rilievo alla contemporaneità selezionati nuclei rappresentativi dei maggiori protagonisti dell’alta moda e del prét à porter internazionale come Worth, Poiret, Vionnet, Capucci, Missoni, Valentino, Pucci, Ferrè, Yves Saint Laurent solo per citarne alcuni. La maggior parte degli esemplari proviene da donazioni pubbliche e private e si tratta spesso del guardaroba di personaggi celebri, sia storicamente che per il loro peso sull’estetica di una precisa epoca, come quello appartenuto alla nobildonna siciliana Franca Florio o a Eleonora Duse; oppure di collezioni frutto della paziente e oculata raccolta di personalità come Umberto Tirelli, fondatore di una delle sartorie teatrali e cinematografiche più prestigiose e conosciute a livello internazionale. Per ragioni legate alla conservazione, queste testimonianze organicamente fragili si alternano ogni due anni, secondo un percorso tematico e cronologico compreso tra il XVIII e il XX secolo, contemporaneamente a rilevanti mostre di contenuto monografico allestite in sale particolari della Galleria, chiara testimonianza del progredire continuo degli studi sul costi- me e sulla moda, strettamente connesso alla presenza di questo straordinario fondo, attualmente diretto da Carlo Sisi con la collaborazione di Caterina Chiarelli.
MUSEO DEGLI ARGENTI - PALAZZO PITTI FIRENZE
Istituito nella seconda metà dell’eco a Palazzo Pitti nella splendida sede degli appartamenti estivi della corte medicea, decorata con affreschi che esaltano le glorie della famiglia, il Museo degli Argenti offre un percorso di autentiche meraviglie, straordinario documento del collezionismo dinastico, comprendente gemme, cammei, oggetti in pietre dure, avori, gioielli e argenti. Quello che fu il “Tesoro dei Medici” è qui rappresentato da una serie di gruppi tematici che testimoniano l’interesse per la raccolta ma anche per la rielaborazione di esemplari antichi, assieme a materiali preziosi e semipreziosi, portata ad altissimi livelli estetico-tecnici dalle sceltissime botteghe granducali. Secondo un percorso cronologico, e sale espongono vasi e coppe in ametista, diaspro e sardonice di origine antica, montate in oro e argento in epoca medievale e rinascimentale, di cui diciotto provenienti dalla collezione privata di Lorenzo il Magnifico; cammei e intagli raccolti dal Granduca Cosimo I assieme a manufatti pregevolissimi acquistati su indicazione del Cellini; brocche, saliere e tazze in cristallo di rocca e lapislazzulo volute dal figlio Francesco, fino alle ambre di Maria Maddalena d’Austria e ai sorprendenti avori tedeschi portati a Firenze da Mattias dè Medici. Arricchiscono la varietà delle raccolte oggetti rari e bizzarri da “Wunderkammer” provenienti da mondi lontani; il tesoro in argento dei principi-vescovi di Salisburgo che ha dato nome al Museo e soprattutto i gioielli dell’Elettrice Palatina: un raro insieme di preziosi e di “galanterie gioiellate” di varie epoche, tra cui spiccano i pendenti in oro, pietre e smalto sviluppati su singolari perle barocche, scelti da Anna Maria Luisa de’ Medici, ultima rappresentante della dinastia. In anni recenti un importante comodato ha arricchito il patrimonio museale con gioielli femminili e maschili dal Settecento al Novecento di vario impiego, da diademi, parure e devant de corsage in brillanti e pietre di colore, a bracciali e spille in micromosaico o granulazione etrusca di gusto archeologico provenienti dai laboratori orafi romani dei Castellani e dei Giuliano, fino a preziosi Cartier degli anni Venti.
MUSEO DEI RAGAZZI - PALAZZO VECCHIO FIRENZE
Il ritratto postumo di Eleonora di Toledo, così come quello del Duca Cosimo I de’ Medici che si trovano - l’uno di fronte all’altro - nello Studiolo di Francesco I in Palazzo Vecchio, ricordano la duchessa e il duca così come il figlio Francesco volle che si fissasse indelebile ed eterno il loro ricordo. La duchessa è ritratta nel fiore della sua bellezza, come capostipite di una dinastia regnante ed è abbigliata secondo il suo ruolo. Il volto corrisponde ai canoni di bellezza illustrati dai trattatisti del tempo: fronte spaziosa, ciglia sottili, occhi tané scuro, orecchie di forma mediocre; il tipo di abbigliamento indossato è quello a lei usuale di colore rosso, con decorazioni in oro, mentre i gioielli - le perle e il pendente al collo — sono quelli da lei preferiti. Il duca Cosimo - fondatore della dinastia e dello stato - che ha fatto del Palazzo della Signoria (oggi noto come Palazzo Vecchio) la prima reggia medicea le cui dimensioni e decorazioni ne celebrino il trionfo, è ritratto in armatura. Oggi i Quartieri monumentali di Palazzo Vecchio sono divenuti un museo nelle cui Sale riccamente decorate, affrescate e dipinte, quasi tutte con scene laiche, i personaggi storici ivi raffigurati sono abbigliati secondo la moda della seconda metà del Cinquecento, ovvero secondo delle reinterpretazioni della moda antica, della Firenze del Quattrocento o del Trecento e dell’antichità classica. Conseguentemente il Museo di Palazzo Vecchio propone ai propri visitatori di ogni età e provenienza diversi strumenti di comunicazione per poter guardare comprendendo qualcosa della vita e delle idee della Civiltà del Rinascimento a Firenze, dalla quale quelle opere hanno preso forma, In particolare, per quello che riguarda la storia della moda e del gusto ai visitatori vengono proposte due modalità che possono essere fruite in modo complementare: gli approfondimenti multimediali a consultazione individuale e la partecipazione a drammatizzazioni che si svolgono nel Teatro del Museo Civiltà del Rinascimento a Firenze, ubicato nel Mezzanino di Palazzo Vecchio. Gli approfondimenti multimediali si possono consultare in lingua italiana e inglese nelle postazioni distribuite nei Quartieri monumentali, nelle quali è inserito il cd mm Palazzo Vecchio segreto, all’interno del quale tre capitoli sono dedicati alla moda e alla concezione del corpo nella corte medicea: il lusso di Eleonora dedicato allo stile di Eleonora di Toledo e alla moda femminile; l’eleganza di Cosimo dedicato allo stile di Cosimo I e alle caratteristiche della moda maschile; i piccoli principi dedicato agli abiti dei bambini, a partire dalla nascita. Alla base delle drammatizzazioni che vengono proposte nel Mezzanino di Palazzo Vecchio sono le ricostruzioni degli abiti di Cosimo, di Eleonora, di alcuni dei loro figlioli, di Giorgio Vasari - pittore ed architetto di corte dal 1555 al 1574 - di una dama di compagnia della duchessa e della balia dei principini. Gli abiti sono stati realizzati con preziose stoffe di seta e sulla base dei modelli, dei tagli e delle tecniche sartoriali cinquecentesche. Oltre agli abiti sono state ricostruite: le calzature, le cinture, i gioielli, gli accessori per le acconciature femminili, i cappelli, i guanti, la biancheria di sotto e i busti, Il tutto sulla base di una attenta analisi dell’iconografia artistica e sulla base dei più aggiornati studi di storia del costume. li pubblico può dunque vedere, toccare e anche indossare alcuni degli abiti, ma soprattutto interagire con gli animatori-attori che impersonano il Duca e la Duchessa, scoprendo il linguaggio della moda e dei corpi della Firenze dell’epoca. Paola Pacetti
MUSEO SALVATORE FERRAGAMO
Questo museo privato, nato nel 1995, è dedicato all’attività di Salvatore Ferragamo e alla prosecuzione della creatività del marchio fino ai giorni nostri. Raccoglie una nutrita quanto unica collezione composta da ben 10.000 modelli di calzatura, che testimoniano la geniale inventiva del fondatore, sempre attento alle sollecitazioni artistiche del mondo a lui contemporaneo e alla sua straordinaria capacità di riutilizzo dei materiali, compresi quelli semplici e talvolta poveri, i soli consentiti dalle difficili condizioni di alcuni momenti storici da lui attraversati durante la propria carriera, come ad esempio quello autarchico degli anni Trenta. Esposti a rotazioni biennali, selezionate a temi, si possono ammirare alcuni dei suoi capolavori ancor oggi strabilianti per la modernità del design, dell’uso del colore e delle materie prime, come: i sandali a zeppa, in sughero o in legno intagliato e dipinto a mano, ma talvolta persino rivestiti da specchi, raso, griglie di ottone sbalzato con strass; oppure il modello “invisibile” del 1947 con mascherina in filo di nylon trasparente che gli valse l’oscar della moda di quell’anno o, infine, l’elegante serie di decolleté anni Cinquanta, uno dei quali in coccodrillo marrone disegnato appositamente per Marilyn Monroe. Nell’Archivio infatti sono conservate centinaia di forme in legno misurate dal vero su rappresentanti del corpo diplomatico internazionale, su esponenti di case regnanti e soprattutto su dive del cinema italiano e hollywoodiano. All’interno del Museo sono conservate anche una piccola raccolta di scarpe d’epoca, del XVIII e XIX secolo, una selezione di capi d’abbigliamento a partire dalla fine degli anni Cinquanta, una collezione di borse databili dal 1970 in poi, corredate da ampie documentazioni cartacee, che vanno da rassegne stampa a un cospicua raccolta di brevetti. La sede museale è da dieci anni luogo di mostre a tema o retrospettive su aspetti della storia, dei personaggi, della creatività o della tecnica legati alla griffe.
MUSEO STIBBERT
La Casa-Museo di Frederick Stibbert (1 838-1 906), cittadino inglese nato a Firenze, da lui stesso riadattata in forma di castello neogotico, offre al visitatore le straordinarie collezioni raccolte durante un’intensa vita di viaggi e di ricerche, dedicate ai suoi interessi nei confronti dell’esotico e delle arti applicate, in una varietà che spazia dalle armature alle porcellane fino al mobilio, all’abbigliamento maschile e femminile europeo, al costume civile e militare islamico e dell’estremo oriente. Motivo di particolare fascino in questo singolare contesto è la disposizione scenografica degli oggetti, testimonianza inequivocabile del gusto eclettico tardo ottocentesco, che all’interno dello stesso edificio comprendeva ambienti caratterizzati dalla rievocazione di differenti stili del passato, dal Medioevo al periodo napoleonico, rispecchiandosi anche nel parco, ricco di suggestioni e di richiami all’antico. Celeberrimo il salone detto della”Cavalcata”che ricostruisce a grandezza naturale un corteo militare a cavallo dell’Europa e dell’islam dal XV al )XVII secolo, affiancato in altri ambienti da un’analoga ricostruzione delle splendide armature del mondo islamico, dal nord Africa all’Asia centrale fino all’india moghul. Completano l’armeria l’eleganza e il colore dei guerrieri giapponesi visibili nelle omonime sale, assieme ai costumi e agli più significativi di questa cultura, nucleo che, per e qualità di reperti, considerato uno dei più importanti al mondo. L’interesse di Stibbert per moda, testimoniato da una preziosa pubblicazione ricca tavole illustrate apparsa solo 1914, si concretizzò anche di un numero vastissimo di costumi militari e di circa un migliaio di abiti europei e orientali assai rari e quindi di notevole interesse: tra quelli esposti si impone il petit costume indossato Napoleone per l’incoronazione a re d’Italia, composto da mantello corto in velluto e sottoveste in velluto bianco ricamata in oro e, nelle sale orientali, spicca la figura giovane cinese in abito nuziale proveniente dallo Shanxi, periodo della dinastia Qing (seconda metà del XIX secolo), vestita con un abito in seta ricamata e con un’acconciatura in oro, argento, pietre dure e perle di fiume.
MUSEO TORRINI
Una piccola ed esclusiva collezione, dedicata all’oreficeria, all’argenteria, agli orologi e agli object d’art, sapientemente organizzata in diverse sezioni all’interno di un ambiente raccolto e affacciato sulle armoniose geometrie di Santa Maria del Fiore: il Museo Torrini è la testimonianza contemporanea di un modo colto di tramandare la sapiente arte del mestiere di bottega d’antica tradizione, assurta a livelli illustri e della consapevolezza del significato acquisito nel tempo della propria vicenda creativa. L’interesse principale è quello di mostrare lo svolgimento della secolare attività dell’opificio di origini medioevali, è del 1369 la registrazione all’Arte dei Fabbri del “Signurn”, marchio della famiglia orafa tuttora in uso per siglare gli oggetti, attraverso una selezione di manufatti, alcuni dei quali qui confluiti dopo pazienti ricerche presso aste internazionali e collezioni private. Spiccano rari esemplari rinascimentali in argento cesellato, oltre a un pregiato gruppo di spille settecentesche e ad una parure ottocentesca in commesso di pietre dure di ispirazione antica eseguite da questo laboratorio, Il nucleo della raccolta permanente viene presentato sempre in allestimenti diversi, ma il Museo accoglie anche mostre monografiche temporanee dedicate a differenti temi o aspetti della storia della gioielleria e dell’oreficeria e una sezione di opere di artisti contemporanei, tra cui Cagli, Tosi, Mirko e Antonio Bueno. La parte dedicata alle testimonianze esterne, invece, offre tra l’altro un rappresentativo assieme di orologi da tasca dal XVIII al XX secolo, che attestano l’evoluzione tecnica ed estetica di questo prezioso quanto utile oggetto di moda.
MUSEO DELLA PAGLIA E DELL’INTRECCIO “DOMENICO MICHELACCI” - SIGNA
Questo Museo è dedicato all’arte dell’intreccio della paglia e dei suoi manufatti, tradizionalmente presente sul territorio toscano fin dal XIV secolo, ma sviluppatasi a livello industriale solo a partire dal Settecento, grazie al contributo personale del bolognese Domenico Michelacci che, stabilitosi a Signa nel 1714, sperimentò nuove tecniche di coltivazione e di raccolta del grano, per ottenere una materia prima più adatta all’impiego per la modisteria, aumentando la produzione al punto che alla metà dell’Ottocento questo settore di mercato diventò il più importante del Granducato. Un terzo della superficie coltiva- bile della Regione era occupato da questa attività agricola e Firenze divenne il naturale cento di smistamento commerciale del prodotto finito, il cappello, com’è testimoniato dalla diffusione di pubblicazioni a stampa coeve, illustrate con tavole a colori di costumi popolari, dove esso figura sempre rappresentato. Proprio questo accessorio divenne il più raffinato tra i capi di abbigliamento prodotti in serie fino a quel momento, rimanendo cardine principale dell’economia toscana, con i suoi 80.000 addetti, fino alla crisi del 1929. Appena prima di quella infausta data, infatti, se ne producevano circa 142 milioni all’anno, cifra sorprendente a tutt’oggi. All’interno del Museo, nato nel 1995 come luogo di raccolta, studio, restauro di questo importantissimo complemento di moda che ha da sempre segnato l’evoluzione della storia del costume, si conservano materie prime, attrezzi, macchinari e manufatti, assieme a documenti, archivi aziendali e campionari che ne testimoniano l’intera filiera di lavorazione. L’insieme delle testimonianze qui confluite, finalizzato, oltre all’esposizione permanente, ad essere mostrato anche in allestimenti monografici temporanei, interessa diversi approcci di studio: antropologico, artistico, economico, sociale e tecnico-materiale, destinati a svilupparsi anche grazie alla presenza di un ricco archivio e di una biblioteca specializzata, messa a disposizione di coloro che si rivelino interessati all’approfondimento della storia della paglia e delle sue innumerevoli applicazioni.
MUSEO DEL TESSUTO - PRATO
Creato con un primo nucleo nel 1975, poi notevolmente ampliato e situato in un’ala dell’ex Cimatoria Campolmi, tipico quanto suggestivo esempio di archeologia industriale, il Museo del Tessuto è attualmente una delle realtà espositive e di studio più importanti d’Europa riguardanti la cultura tessile e quanto ad essa afferisce, con i suoi 2400 metri quadri di superficie espositiva. Questa struttura raccoglie numerose collezioni di provenienze diverse, arrivate tramite lasciti, donazioni e acquisti! con testimonianze materiali quali campionari di importanti e storiche realtà industriali laniere del distretto, oltre a circa 6000 frammenti tessili dall’era precristiana fino ai giorni nostri, giunti da ogni parte del mondo. Questo ampio repertorio documenta tulle le tecniche possibili, compreso l’arazzo, il tappeto, la stampa, il merletto e il ricamo; inoltre l’istituzione conserva abiti e arredi sacri, passamanerie, una interessante raccolta di costumi dal XVIII al XX secolo, disegni tecnici e figurini, nonché macchinari e strumenti tessili manuali o meccanici dal Cinquecento ad oggi, essenziali per la ricostruzione delle antiche metodologie di tessitura. Dopo un area di accesso propedeutica al riconoscimento delle fibre fondamentali e alla comprensione dei loro procedimenti di realizzazione, si apre la sezione storica dove, a rotazione, viene offerta una selezione di tessuti antichi (etruschi, romani, copti, islamici e dell’antico Perù), etnici del XIX e XX secolo, per non parlare del ricco corpus principale costituito da frammenti europei e orientali dal Trecento al Settecento, mentre gli ultimi due secoli offrono anche la visione di pezzi d’autore, disegnati da Dufy, Giò Ponti, Henry Moore. La sezione contemporanea, invece, documenta con grande dinamicità il rapporto tra il tessuto e la realtà produttiva dell’oggi e del futuro: partendo dai campionari delle tendenze moda di Prato Expo dal 1982 ad oggi, fino a comprendere vere e proprie anteprime delle nuove collezioni delle industrie pratesi e mostrando soprattutto quanto di più tecnologicamente o esteticamente avanzato esista sul territorio. Il Museo propone ogni anno diverse importanti mostre su temi assai diversi tra loro, sia di carattere storico che contemporaneo, testimonianza della ricchezza e della vivacità degli studi sul tessuto e sulla moda e dei contatti con le altre realtà museali internazionali.


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