Kraft Hotel Firenze · STORIA DEL MARTINI
Il Martini cocktail non è solo un cocktail, bensì un vero mistero. Una
delle leggende più antiche, attribuisce la nascita del Martini alla fine
del XX secolo, presso il Bar dell'Occidental di San Francisco. Un viaggiatore
diretto a Martinez (California) chiese al barman dell'Albergo di preparargli
qualcosa di speciale, senza sapere che quest'ultimo fosse il leggendario
Professor Jeny Thomas, famoso per i suoi cocktails. Nel 1872, egli pubblicò
un suo manuale dedicato ai Barman, che lo qualificò come uno dei massimi
esponenti nel campo, nel quale inserì la ricetta battezzata Martinez.
Un altra storia invece, ci porta in Italia e più precisamente in Liguria,
dove il cognome Martini è ancora oggi molto diffuso. Con tutta probabilità,
il Martini non ha inventori, come spesso accade ad alcuni capolavori.
La verità comunque, è che da sempre il Martini è stato abbinato ad eventi
e personaggi importanti. John D. Rockerfeller iniziò a gustarlo all'età
di 71 anni, continuando fino ai suoi ultimi giorni, alla veneranda età
di 98 anni. Ernest Hemingway, cliente abituale dell'Harry's Bar di Venezia,
reinventò le dosi del cocktail riducendolo ad una sola spruzzata di Vermouth
ed una porzione di gin. Nasceva così I moderno Martini all'Americana,
che sarebbe diventato di lì a poco il più famoso cocktail del mondo. Oggi
il vero Martini, che sia esso Cosmopolitan, Martinez o Martini all'Americana,
non può essere considerato tale, se non servito nella sua coppa Diamante,
rigorosamente gelida o ghiacciata.
IL "MARTINIANO"
Il Martini si afferma tra gli anni Venti e euforie del secondo dopoguerra.
Gin e Dry man mano sempre più secchi imposero la loro legge e fecero storia.
Storia che ha il suo periodo splendido negli anni sessanta: gran jazz
e ritmi latino-americani danzati fino all'alba.
Ricordo i bar di Manhattan, strepitosi quanto discreti. Il Martini veniva
servito con le note insinuanti del sax di Gery Mullighan o il tocco a
5/4 di Dave Bruebeck. Ricordo "les vagues" che fecero più impertinente
il cinema con la benedizione di J.P. Belmondo, i suggerimenti di Hunphrey
Bogart, Sommerset Maugham, Rita Haywort e Tennessee Williams. Soprattutto
di Hemingway, all'Harry's Bar di Venezia al Floridita dell'Habana. È con
l'impronta di queste eccezionali personalità che nasce una nuova razza:
quella dei Martinìani. lì Martiniano io si riconosce subito. Da come cammina
e fa il suo ingresso al bar, e mai in un bar qualunque o dalle anonime
atmosfere.
Anche le scarpe che calza sono sobriamente adeguate a soprattutto comode,
come del resto la giacca. Veste i colori della natura, con camicie mai
inamidate. La cravatta appare ma non troppo. Quando parla ti guarda sempre
negli occhi.. .Un uomo di classe dunque, me non effimero e fatuo; un uomo
vero.
Quando presagisce che il barman non sia all'altezza dai suo esigente stile
di bere, non azzarda il proprio e l'altrui imbarazzo, ma preferisce chiedere
elegantemente un bicchier d'acqua, sempre molto fredda, ben s'intenda,
Il Martiniano conosce il segreto di sorridere senza ricorrere all'ultima
barzelletta alla maldicenza e all'adulazione...
E la sua compagna? Appartiene alla schiera non affollatissima delle signore
che sanno sedurre con eleganza e non essere decorative. Se così non fosse,
lui non l'avrebbe scelta.
Mauro Lotti


